mercoledì 4 gennaio 2017

Recensione: Il rumore dei tuoi passi di Valentina D'Urbano

Titolo: Il rumore dei tuoi passi
Autore: Valentina D'Urbano
Editore: Longanesi
Pagine: 320
Prezzo: 14,90 €
Data di pubblicazione: 10 maggio 2012

Trama:
In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato «la Fortezza», Beatrice e Alfredo sono per tutti «i gemelli». I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un’amicizia ruvida come l’intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un’amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi.
Ma alle soglie dei vent’anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.

Recensione:

Era da un anno esatto che avevo questo libro nella mia libreria e mai ero riuscita a mettermi davvero a leggerlo. L'unica volta che avevo iniziato mi ero bloccata dopo le prime due pagine, come se qualcosa non funzionasse e non riuscisse a prendermi in quel momento. Ed è stato sconvolgente, ora, ritrovarmi completamente catturata da questo romanzo, al punto che anche alle fermate degli autobus, in piedi, mi ritrovavo a tirarlo fuori dalla borsa per andare avanti, per quei pochi fugaci minuti che magari avevo di attesa. 
"Il rumore dei tuoi passi" è il romanzo di esordio di Valentina D'Urbano e ripercorre la storia di Beatrice e Alfredo da quando si sono conosciuti. Attraverso le voci dei due protagonisti, della loro famiglia e degli amici con cui vivono a la Fortezza, conosciamo una realtà difficile, come estranea e abbandonata dal resto del mondo, come se quel quartiere fosse a tutti gli effetti un sistema a sé stante. Non ci sono mezzi termini nella narrazione, tutto viene espresso con una crudezza che inizialmente mi aveva lasciato interdetta alle prime pagine, ma che poi ho apprezzato in tutta la sua particolarità, perché mi ha letteralmente trasportato in quei luoghi, nelle vie e nelle case in cui vivono. Sembrava di essere con loro, nelle stanze, nell'anfiteatro, ad ascoltare quello che si decidevano, a sentire la forza delle loro parole, cariche di rabbia, cariche di odio e frustrazione che celavano quello che realmente avrebbero voluto dirsi, riuscendo a esprimerlo più facilmente attraverso pochi gesti e momenti di stanchezza e lontananza. L'atmosfera di fondo della loro vita non è felice, non c'è speranza, quanto più una negatività di fondo che permea ogni cosa, in misura diversa da persona a persona e quest'approccio alla vita è stato un pugno nello stomaco, così diverso da quello a cui si è magari di solito abituati e alla mia personale indole di trovare sempre almeno un piccolo spiraglio di luce sempre. Eppure credo sia stata dannatamente vera quest'atmosfera, realistica e possibile, esattamente come è stata raccontata: la difficoltà di affrontare un percorso come quello che hanno intrapreso sia Alfredo che Beatrice, a livelli diversi, insieme e da soli al tempo stesso. Mi ha colpito molto la figura di lei e ammetto di essermi anche affezionata alla fine: mi è dispiaciuto per la vita a cui si sentiva costretta, per quel legame che era diventato inevitabile e senza fine, nel bene e nel male di un rapporto che forse era sano fino ad un certo punto. Ne ho ammirato la debolezza e la forza, di esserci sempre stata per lui e di aver saputo anche andare avanti, senza che il mondo crollasse del tutto. Un libro da leggere, assolutamente, e da cui lasciarsi stupire, nelle caratteristiche dei personaggi, nella loro personalità, nella loro storia, nelle loro relazioni.

Voto:

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